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CENNI SULLA STORIA E SULLE OPERE DEL SOVRANO MILITARE ORDINE  OSPITALIERO DI SAN GIOVANNI DI GERUSALEMME DI RODI E DI MALTA

 

L’origine e la prima finalità dell’Ordine sono caritative e ospedaliere. L’iniziativa del Beato Fra’ Gerardo, probabilmente amalfitano (della famiglia Sasso, di Scala o, secondo taluni, provenzale della famiglia Tanque di Martignes), aveva lo scopo di assistere e curare i pellegrini occidentali che arrivavano a Gerusalemme, in un ospizio annesso alla comunità benedettina di S.ta Maria Latina prossima al Santo Sepolcro, su un’area concessa dal Califfo di Egitto, con il quale gli Amalfitani avevano intensi rapporti commerciali.

L’attività medica si innestò nella fiorente scuola araba, con l’apporto della famosa Scuola di Salerno. Amalfi e Montecassino non erano lontane da Salerno. Così, già prima della conquista di Gerusalemme da parte della prima Crociata nel 1099, l’Ospedale era in piena attività; fu dedicato in un primo tempo a San Giovanni Elemosinario, un Santo greco di Cipro, Patriarca di Alessandria (il suo corpo è ora venerato a Venezia nell'omonima chiesa a Rialto), ma ben presto i latini mutarono la dedicazione in quella di san Giovanni Battista, la cui casa, secondo una pia leggenda, sorgeva sul suolo dell’Ospizio.

I seguaci di Fra’ Gerardo portavano sul nero abito benedettino la bianca Croce Latina, divenuta poi Croce a otto punte; sorse così l’Ordine dei cavalieri Ospitalieri di san Giovanni di Gerusalemme riconosciuto e approvato da Papa Pasquale II il 15 febbraio del 1113 con la Bolla “PIE POSTULATIO VOLUNTATIS”, confermato da Papa Eugenio III con l'approvazione della “Regola” di Raymond de Puy, successore di fra’ Gerardo.

La necessaria difesa di Gerusalemme dai musulmani, che ambivano alla sua riconquista, indusse i monaci di San Giovanni a cingere la spada e a combattere al fianco dei Crociati.

Ebbe così origine l’attività militare che affiancò quella ospedaliera e i Giovanniti divennero, con i Templari, forze essenziali, quantunque autonome, nel sistema militare feudale del regno Latino di Gerusalemme.

Gli Ospedalieri crearono numerosi altri insediamenti in Palestina, in Siria, nel Libano ed in Armenia, capisaldi di difesa dalla Cilicia al Sinai. I più famosi sono il Crac dei Cavalieri, presso Tripoli, e Margàt, entrambi in Siria e la Cittadella di San Giovanni d’Acri in Israele, oggi chiamata nuovamente Akko, estremo rifugio quando tutti i territori del Mediterraneo orientale, caddero in mano musulmana. Da Akko, nel 1291, il Gran Maestro Jean de Villier (?-1293), dopo una lunga ed eroica resistenza, dovette imbarcarsi per Cipro, regno dei Lusignano. Erano vere cittadelle occupanti vari ettari di terreno, dotate di rifornimenti atti a consentire una lunga resistenza agli assedi, con acquedotti, pozzi e servizi igienici molto avanzati rispetto ai tempi.

Fu breve e malagevole il soggiorno a Cipro e ben presto i Cavalieri salparono verso altri lidi. Nel 1310 terminò l’occupazione di Rodi e delle isole vicine, che divennero dominio sovrano ed indipendente dei Cavalieri. Essi vi crearono non soltanto un possente baluardo avanzato della cristianità contro l’Islàm minaccioso, ma anche un fiorente centro di civiltà. Prima preoccupazione dei Cavalieri fu però l’Ospedale che venne subito allestito e poi via via ampliato.

Dopo aver sostenuto valorosamente molti assedi ed aver preso parte a numerose spedizioni cristiane nel Mediterraneo, alla fine di un lungo e stremante assedio, nel Natale del 1522 il Gran Maestro Philippe de Villier Villiers de L'Isle-Adam (1464-1534) dovette arrendersi e cedere, con l’onore delle armi, alle straripanti forze del Gran Sultano osmando Solimano il Magnifico (1494-1566). I Cavalieri si imbarcarono e fecero vela prima su Candia per poi ripartire due mesi dopo per l’Italia, approdando a Messina e poi a Civitavecchia, accolti ospitalmente dal Papa, che ne fissò la sede provvisoria a Viterbo. A Civitavecchia rimase la flotta che continuò la sua attività bellica. Fu subito fondato un ospedale giovannita che, in seguito, venne ingrandito.

La sede di Viterbo non poteva soddisfare i Cavalieri che avevano una pronunciata vocazione navale, e allora Villier de L'Isle-Adam intraprese un lungo viaggio nei paesi e nelle corti d’Europa per cercare una nuova sede. Gli furono prospettate varie soluzioni, ma finalmente ottenne da Carlo V (1500-1568), re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, una vaga promessa di assegnazione dell’arcipelago di Malta, con l’autorizzazione di inviarvi una commissione di Cavalieri per compiere accertamenti. Nonostante i molti e non lievi svantaggi che l’isola presentava, il responso fu di massima favorevole ed il 24 luglio 1530 Carlo V, firmò a Castelfranco Bolognese un editto con il quale concedeva Malta, altre isole e Tripoli di Libia in feudo all’Ordine.

Non è il caso di intrattenersi qui a lungo sulla mirabile opera svolta dall’Ordine durante la sua permanenza nell’isola, al centro del Mediterraneo, da dove svolse una intensa attività bellica contro i Turchi e contro i pirati barbareschi della costa mediterranea dell’Africa.

Tripoli dovette ben presto essere abbandonata perché praticamente indifendibile e tutte le risorse belliche furono concentrate nell’isola. Conviene appena accennare al Grande Assedio del 1565 che, dopo lunghi e sanguinosi combattimenti che videro episodi di autentico martirio da parte dei Cavalieri, si concluse con l'ignominiosa ritirata delle strapotenti forze musulmane. Anche l'efficace partecipazione alla battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571 segnò una pagina di gloria per i Cavalieri melitensi.

Ma ciò che va soprattutto segnalato è la continuazione a Malta della attività ospedaliera, dove i Cavalieri partecipavano con turni regolari all’assistenza e alla direzione della istituzione. Fu anche aperta una Università medica e fu grande, in quel periodo, l'apporto dell'Ordine al progresso dell'assistenza ai malati.

La Rivoluzione Francese e la successiva epopea napoleonica non risparmiò l’isola dei Cavalieri. Le loro finanze, già considerevolmente indebolite nel XVI secolo a seguito della riforma protestante e dello scisma anglicano che provocarono la confisca delle proprietà dell’Ordine il vari Paesi dell'Europa centrosettentrionale, fu gravemente colpita dall’avocazione dei beni melitensi decretata dai rivoluzionari francesi. Le difficoltà finanziarie si ripercossero nella vita dell’isola, dove decadde la condizione degli abitanti.  Ne nacquero malcontento e disordini.

Il Gran Maestro von Hompesch, spaventato dalla irruenza napoleonica, invocò la protezione dello zar Paolo I, il quale istituì un Gran Priorato di Russia.

E quando, nel 1798, Napoleone occupò Malta, il Gran Maestro ed i Cavalieri si imbarcarono e fecero scalo a Trieste, dove con l’assenso dell’imperatore d’Austria stabilirono la propria sede.

Ma ben presto i Cavalieri di Russia dichiararono il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch (1744-1805) decaduto e si arrivò alla illegittima proclamazione di Paolo I (1754-1801) zar di Russia, di religione ortodossa e sposato, a Gran Maestro dell'Ordine. Ne sorse una gran confusione, un rimescolamento nei vecchi Priorati. Von Hompesch fu obbligato ad abdicare dall’imperatore d’Austria Francesco II (1768-1835). Il Papa Pio VII (1742-1823), che non aveva potuto accettare l’anomala elezione di Paolo I, nominò Gran Maestro Fra’ Bartolomeo Ruspoli nel 1802. Quando Paolo I fu assassinato, il figlio Alessandro I non tentò di succedergli come Gran Maestro, ma volle una elezione secondo il diritto canonico.

Data la situazione di disorientamento dei Cavalieri, ogni Priorato propose dei candidati professi lasciando al Papa la scelta. Pio VII optò per il Balì Bartolomeo Ruspoli, che non accettò e in suo luogo divenne Gran Maestro Fra’ Giovanni Battista Tommasi (1731-1805). Egli trasferì la sede a Messina con la speranza di rioccupare Malta, riassegnata nel 1808 all'Ordine dal trattato di Amiens. Ma l’Inghilterra non intese cedere l’isola.

Il governo borbonico, temendo uno sbarco francese a Messina, e un colpo di mano su Malta, nel 1803 trasferì la sede dell’Ordine a Catania; essa poi passò poi a Ferrara nel 1826 e a Roma nel 1854.

Il gran Maestro Tommasi morì a Catania nel 1805; non fu rieletto un nuovo Gran Maestro, ma nominato come Luogotenente Innico Maria Guevara (1744-1814). Ad esso succedettero altri Luogotenenti che per 70 anni governarono l’Ordine fino a Fra’ Giovanni Battista Ceschi a Santa Croce (1827-1905), che nel 1879 fu nominato Gran Maestro da Leone XIII (1810-1903). In questo periodo non mancarono progetti di ricostituzione di una nuova sede, nel Quarnaro, all’Elba, in Grecia e in Algeria, tutti non approdati a buon fine. Al Gran Maestro Ceschi succedette Fra’ Galeazzo von Thun und Hohenstein (1849-1931) il quale, negli ultimi due anni di vita, a causa della sua malferma salute fu sostituito dal Luogotenente Fra’ Pio Franchi de’ Cavalieri (1869-1960). Nel 1931 fu eletto fra’ Ludovico Chigi Albani (1866-1951).

Nel 1951 ebbe inizio l’intervento burrascoso provocato dall’assalto sottile e insidioso del card. Nicola Canali (1874-1961), Gran Priore di Roma. In quel periodo si ebbe prima il governo “ad interim” di Fra’ Antonio Hercolani Fava Simonetti (1883-1962) fino al 1955, poi quello del Luogotenente del Gran Maestro Fra’ Ernesto Paternò Castello di Carcaci (1882-1971). Si arrivò così alla sentenza del 1953 della Commissione cardinalizia nominata dal Papa per definire la posizione dell’Ordine nei confronti della Santa Sede.

Il papa Giovanni XXIII (1881-1963) nel 1961 approvò la nuova Carta Costituzionale che diede modo di eleggere, nel 1962, il LXXVII Gran Maestro nella persona di Fra’ Angelo de Mojana di Cologna (1905-1988). A Fra’ Angelo de Mojana succedette, nel 1988, il LXXVIII Gran Maestro Fra’ Andrew Willoughby Ninian Bertie (1929-2008) e, nel 2008, il LXXIX Gran Maestro Fra’ Robert Matthew Festing, tutt’ora regnante.

Questo breve sguardo alla vita dell’Ordine vuol dimostrare che sempre, anche attraverso le vicissitudini più tristi e in particolare durante i centocinquant'anni che vanno dalla perdita di Malta alla morte del Gran Maestro Chigi (periodo particolarmente tribolato), mai si spense il lucignolo della Fede e della Carità (“tuitio fidei ed obsequium pauperum”) che formano la vera ragione di vita dell’Ordine e ne mantengono alto il prestigio con la forte carica spirituale che esso rappresenta.

Negli ultimi anni, l’Ordine ha raggiunto brillanti mete anche in campo internazionale, con il riconoscimento da parte di molti Stati, primi fra tutti la Santa Sede e l’Italia, con i quali intrattiene relazioni diplomatiche.

Oggi l’Ordine di Malta annovera oltre 13.000 cavalieri e dame e 80.000 volontari nel mondo e intrattiene rapporti diplomatici con 110 Paesi.

La presenza dell’Ordine di Malta a Venezia risale al XIII secolo, mentre l’attuale sede del Gran Priorato di Lombardia e Venezia risale al 1313, quando L’Ordine dei Templari fu sciolto e i loro beni concessi all’Ordine di di San Giovanni.

A Venezia fu il doge Giovanni Soranzo (1240-1328) che, nel 1313, riconobbe all'Ordine la proprietà del complesso immobiliare attuale, in Sestiere di Castello.

L'attuale Gran Priore del Gran Priorato di Lombardia e Venezia è S.E. fra’ Silvio Goffredo Martelli, Cavaliere Gran Croce di Giustizia.