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Mercoledì 06 Maggio 2015 13:28

lampedusaridNegli ultimi giorni sono stati soccorsi in mare e portati sulle coste italiane circa 6.000 migranti. Tra loro anche Francesca Marina, nata sulla nave Bettica della Marina Militare. La mamma ha iniziato ad avere le contrazioni poco dopo essere stata tratta in salvo insieme altri 600 migranti. Ora mamma e figlia si trovano a Pozzallo e stanno bene.

Nella squadra dei medici che ha fatto nascere la bimba c’era Sara Modda, dottoressa del Corpo italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Radio Vaticana l’ha intervistata:

Clicca qui per ascoltare l'intervista

R. – E’ il miracolo della natura, della vita. E’ stato tutto molto naturale, in sé. Il problema era la mamma che era malata, quindi dal punto di vista prettamente medico ci ha fatto sudare un po’. Il parto, la nascita è stata abbastanza tranquilla, un po’ faticosa fisicamente pure per noi, però la signora era alla prima gravidanza, quindi è normale.

D. – Per lei, dottoressa, l’emozione qual è stata?

R. – Una grande emozione, anche se in un primo momento io l’emozione tendo a metterla un po’ da parte per mantenere la lucidità per fare quello che bisogna fare. L’emozione viene dopo, tutta insieme. L’emozione è stata quando l’ho portata a Pozzallo, ho portato la mamma e la bambina a Pozzallo per mandarle in ospedale (a Modica – ndr), soprattutto per la mamma perché la bambina veramente era tranquillissima, stava veramente bene, una bellissima bimba. Ogni tanto sorrideva, voleva mangiare poverina, purtroppo non potevamo attaccarla al seno perché la mamma era sotto farmaci e quindi le abbiamo dato qualcosa noi, un po’ di acqua e zucchero, non avevamo niente altro da poterle dare, però, era tanto carina! Quando l’ho presa in braccio, appena è nata, è stata un’emozione. L’abbiamo lavata, avevamo fatto approntare una culletta, c’era anche il fiocco rosa!

D. – E tutto questo aiutati anche dai marinai?

R. – Anzitutto, voglio dire che è stato un team sanitario: io sono il medico di bordo, è vero, però c’era un’ostetrica della Fondazione Rava, l’infermiera della Marina Militare, c’era un infermiere della Croce Rossa militare, insieme a noi c’erano anche un volontario degli elicotteristi e un altro volontario del Battaglione San Marco, che ci hanno aiutato parecchio. Avevamo approntato una zona sanitaria con eventuali kit di emergenza, sia neonatale che per la mamma, grazie a Dio non è servito.

D. – Lei è da ottobre che, a mesi alterni, sta lavorando per l’emergenza migranti con il Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta). A parte l’emozione di questa bellissima storia, immagino che non sia sempre tutto così…

R. – No, in effetti no. Non tanto, purtroppo, per i morti raccolti: sono stata fortunata, non me ne sono capitati moltissimi, devo essere sincera. E’ brutto dirlo, ma quando uno è morto ci si fa il segno della Croce e si mette un po’ in disparte e si pensa ai vivi. Il problema è quando ci sono persone che stanno male, che hanno ingerito acqua, che hanno ingerito carburante, che hanno traumi difficili da trattare: quelli ti impegnano, ti impegnano a fondo, ti impegnano emotivamente. Mi è capitato, una delle mie prime esperienze oltretutto, una donna che era stata violentata prima di partire: era completamente sotto shock e avevamo avuto difficoltà a capire cosa fosse successo. Quello è stato traumatico anche per me. Come dicevo prima, l’emozione, per fortuna e purtroppo, viene tutta dopo, tutta insieme e dopo. Questo ci lascia il tempo di essere lucidi nel momento in cui dobbiamo operare. Però poi ci verrebbe da piangere. Ma è così per tutti, per tutto il personale sanitario ma anche per i militari. Io ho visto fare cose veramente meravigliose, e non solo con i bambini che inteneriscono di per sé. Vorrei ringraziarli, sia la Marina sia la Guardia Costiera, perché veramente fanno un lavoro duro, massacrante, al quale molti di loro non sono stati preparati. E mi può credere: danno il 110%. Posso dire che oltre alla crescita professionale che mi ha dato questa esperienza, mi ha aiutato anche a crescere come persona perché ti dà una visione della vita completamente diversa. Tu li vedi, li prendi, li metti sul ponte di una nave, poi li guardi tutti insieme, in una visione d’insieme, e ti rendi conto di essere nato dalla parte fortunata del mondo. E veramente c’è da ringraziare il Signore. Hanno un coraggio, questi migranti! Le donne che partono incinte, oppure intere famiglie con bambini al seguito, e capisci che dall’altra parte c’è tanta disperazione, perché per fare una cosa del genere vuol dire che non c’è altra scelta, e che l’alternativa è solo la morte. Però, a loro volta vanno incontro alla morte, vanno incontro all’ignoto, partono, molti, senza sapere cosa faranno una volta arrivati. Sono veramente coraggiosi. Sono loro, quelli coraggiosi.