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Sabato 16 Gennaio 2016 12:40
altRiportiamo qui di seguito integralmente il discorso pronunciato dal Gran Maestro al Corpo Diplomatico accreditato presso il Sovrano Ordine di Malta.
"Sig. Decano, Eccellenze, Signore e Signori,
E’ con mio grande piacere che vi ricevo oggi nella Villa Magistrale per il tradizionale scambio di saluti all’inizio del Nuovo Anno. Desidero ringraziare il Decano del Corpo Diplomatico, l’Ambasciatore della Repubblica Ceca, Pavel Vosalik, per le sue gentili e importanti parole. Vorrei fare i miei auguri a lui, a tutti voi e, in particolare, agli Ambasciatori che hanno presentato le loro credenziali lo scorso anno e che partecipano per la prima volta a questa udienza. E’ con grande dispiacere che abbiamo appreso la notizia della morte dell’Ambasciatore Cubano e dell’Ambasciatore della Libera. Ricordiamo con gratitudine il loro sostengo e il loro contributo. Saranno nelle nostre preghiere.
Questa tradizionale e felice occasione di incontro è inserita, ancora una volta, nell’ambito di uno scenario internazionale molto preoccupante. Il dialogo, il fondamento della nostra missione, costruisce ponti di pace fra i popoli e i governi. Oggi quei ponti, una volta stabili, sono indeboliti da ostacoli di paura e sfiducia, amara eredità della nuova offensiva fondamentalista in molte parti del mondo. Come ho scritto nel messaggio di condoglianze che ho mandato al Presidente francese Hollande dopo gli attacchi a Parigi dello scorso novembre: “il terrorismo è un nemico dell’umanità ed una minaccia per l’intera comunità internazionale”. Durante l’attacco alla sala concerti del Bataclan l’Ordine di Malta ha risposto all’SOS della Prefettura di Parigi inviando immediatamente 40 soccorritori e 8 veicoli per prestare assistenza alle vittime. Dalla Francia al Mali, dal massacro in un centro per disabili in California al Medio Oriente straziato dalla guerra, stanno aumentando le dimensioni di questo conflitto.

Viviamo in un’epoca di conflitti asimmetrici, nei quali le parti belligeranti – non più nazioni bensì gruppi – rifiutano le convenzioni umanitarie codificate dagli stati dopo secoli di atrocità. È un’epoca in cui i campi di battaglia sono sostituiti da attacchi in scuole, ospedali, teatri, luoghi pubblici e le vittime sono molto spesso civili innocenti – piuttosto che soldati – costretti ad abbandonare le proprie case e a intraprendere un viaggio su vie di fuga lunghe e pericolose.
L’odissea collettiva di 60 milioni di persone in tutto il mondo – una vera e propria “nazione in fuga” – è diventata un  angosciante dei nostri tempi, creando un teatro di azione ancora più complesso per le agenzie umanitarie. Il Sovrano Ordine di Malta ha sempre affermato che non può esserci una soluzione rapida al problema, né che lo possano essere muri o slogan. Dobbiamo costruire ponti non muri, come ha affermato di recente Papa Francesco: è la mancanza di soluzioni politiche a breve termine che porta a crisi più prolungate e a livelli di sfollamento senza precedenti.
Intendo lanciare un appello all’azione per rafforzare i principi umanitari affermati nelle Convenzioni di Ginevra del dopoguerra. L’Unione Europea deve lavorare insieme per predisporre una politica comune e delle procedure amministrative più veloci per gestire questa crisi umanitaria e riconoscere i suoi valori centrali: proteggere le vite, tutelare la dignità umana e promuovere la tolleranza. È deplorevole che i rifugiati in fuga dalla guerra siriana siano costretti a raggiungere l’Europa con mezzi che mettono in pericolo le loro vite.
Sono necessari progetti e obiettivi a lungo termine per affrontare questa sfida. Non dimentichiamo tuttavia che stiamo ancora parlando di cifre limitate se paragonate ad altri paesi che da anni accolgono milioni di rifugiati. Il Libano ha il più alto numero di rifugiati siriani, seguito dalla Giordania, dove circa una persona su dieci è un rifugiato, e benché gravati da estreme tensioni, questi paesi non sono arrivati al collasso. È fondamentale, in effetti vitale, che si intensifichi il sostegno ai paesi confinanti la Siria, dove i rifugiati e la popolazione locale vivono in condizioni terribili.
Il Malteser International, la nostra agenzia di soccorso internazionale per gli aiuti umanitari, assiste ogni giorno migliaia di sfollati in Iraq, Turchia e Libano, fornendo sostegno e assistenza sociale e gestendo ambulatori medici mobili. In Libano, dove un abitante su tre è un rifugiato, l’Associazione libanese lavora insieme al Malteser International. Nelle acque al largo dell’isola di Lampedusa, dottori, infermieri e soccorritori del Corpo italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta lavorano ogni giorno, sulle navi italiane di pattuglia nel Mediterraneo, per salvare migliaia di uomini, donne e bambini disperati. Soltanto nei mesi di ottobre e novembre sono state salvate 1.500 persone che andavano alla deriva. Nelle ultime settimane la missione dell’Ordine ha esteso il suo impegno nel Mare Egeo a seguito dell’incremento dell’afflusso, e delle morti strazianti, dei rifugiati in viaggio verso la Grecia.
Nel corso del 2015 abbiamo assistito i rifugiati, la maggior parte dei quali siriani, lungo la “rotta balcanica”. Le nostre attività continuano lungo le principali rotte dei rifugiati, con assistenza socio-sanitaria e programmi di integrazione, ormai attivi da anni in Germania e Francia e, più recentemente, in Ungheria e Austria. Ma la crisi dei rifugiati non è un fenomeno che si ripercuote solo in l’Europa, ma anche in America Centrale e nel Sud Est Asiatico.
Questa esperienza ha portato alla nostra partecipazione come Osservatore, all’importante vertice sulla Migrazione a La Valletta, Malta, lo scorso novembre, al quale hanno partecipato gli Stati europei e africani.
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Oltre a queste crisi umanitarie, molte parti del mondo sono affette da epidemie e calamità naturali. Per esempio in Africa – Kenya, Sud Sudan, Costa d’Avorio, Camerun e molti altri paesi – l’Ordine ha sviluppato progetti medici per combattere l’ebola, la tubercolosi e l’AIDS. Organizziamo anche campagne di prevenzione formando operatori sanitari, squadre mediche mobili e intervenendo sulla qualità dell’acqua e delle forniture alimentari. Inoltre, offriamo un’ampia gamma di assistenza sociale e comunitaria. Ad esempio, in 21 paesi in America Centrale e Meridionale la nostra bandiera sventola su case di riposo, ambulatori, centri per ‘bambini di strada’ e case di cura per madri e neonati affetti dal virus dell’HIV.
Mentre la comunità internazionale studia come ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici, importante causa di povertà in tutto il mondo, l’Ordine di Malta aiuta numerose comunità ad approntare misure per eliminare tali effetti. Nel Sud-Est asiatico grazie al Malteser International attuiamo programmi di riduzione del rischio di disastri per combattere le inondazioni e le frane. In molti progetti incoraggiamo l’uso sostenibile di risorse naturali come ad esempio foreste e fiumi, e la responsabilizzazione delle comunità locali.
In caso di gravi crisi rimaniamo anche dopo che l’attenzione della comunità internazionale è diminuita. Oggi il Decano ha parlato di “storie che sono sparite dalle prime pagine dei quotidiani e dagli schermi televisivi, ma dove la sofferenza continua”. Sono proprio queste storie che ci preoccupano. Prendiamo il Nepal e le Filippine come esempio. Otto mesi dopo i due devastanti terremoti che hanno colpito il Nepal, attriti politici e restrizioni ambientali stanno complicando ulteriormente una situazione già difficile. I soccorritori del Malteser International hanno sgomberato macerie, nutrito e curato oltre 70.000 persone e sono ancora sul campo per fornire assistenza sanitaria, logistica e sociale. Il tifone che ha colpito le Filippine nel 2013 distruggendo migliaia di vite e di abitazioni, è anch’esso una storia dimenticata dai media. Ma per l’Ordine di Malta le sue conseguenze fanno ancora notizia. Sulle rovine abbiamo costruito centinaia di nuove abitazioni che hanno resistito a condizioni atmosferiche nuove e violente. Ho potuto vederle io stesso nel corso della mia recente visita e le ho menzionate nei miei colloqui con il Presidente Benigno Aquino. In Asia forniamo cure a poveri e malati, in particolare di lebbra, e finanziamo la ricerca per un progetto sulla terapia genica per la lebbra in Cambogia, Laos e Vietnam.
In altri luoghi, con la stessa dedizione, la nostra opera affronta necessità più convenzionali ma non per questo meno pressanti. A Cuba distribuiamo 750.000 pasti all’anno ai poveri, in Perù portiamo farmaci e prestiamo cure mediche alla popolazione indigena in zone rurali. Dall’Europa al Sud America decine di case di riposo, case di cura e centri per i disabili e per gli anziani con disturbi mentali mettono insieme l’antico spirito di servizio con cure mediche moderne. A Betlemme il nostro Ospedale Sacra Famiglia è da 25 anni un punto di riferimento per migliaia di madri, prevalentemente non cristiane. E nei nostri campi estivi giovani entusiasti – forse i volontari del futuro – imparano, mentre si divertono, i valori della generosità e dell’amore attivo per gli altri che li renderanno delle persone più sensibili e degli adulti migliori.
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La nostra dimensione spirituale in quanto ordine religioso cattolico – la motivazione dietro chi siamo e cosa facciamo – deve essere vissuta e capita anche come preghiera che diventa gesto ed azione per gli altri. Un esempio ne è stato il nostro amato Gran Maestro Fra’ Andrew Bertie, la cui causa di Beatificazione è stata avviata lo scorso febbraio. Attualmente è in corso l’audizione dei testimoni.
L’elemento religioso è il filo che unisce la vita interiore dei nostri membri all’azione esterna dei nostri pellegrinaggi. Lo scorso anno i nostri membri e volontari di 42 nazionalità hanno accompagnato migliaia di disabili e malati a Lourdes, e negli altri santuari mariani in tutto il mondo. Recentemente il nostro Ambasciatore per il popolo Rom ha guidato un gruppo di 250 pellegrini di sei paesi in un pellegrinaggio in Vaticano, a testimonianza dei programmi dell’Ordine di Malta in favore dell’integrazione dei Rom nel tessuto sociale.
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Lo scorso anno è stato contraddistinto in termini diplomatici dalle mie visite ai Capi di Stato di Albania, Filippine, Malta, Repubblica di Cina – Taiwan e Regno di Spagna. Sono stato felice di ricevere al Palazzo Magistrale il Presidente della Lituania, il Direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna e numerosi rappresentati di governo. A Novembre abbiamo celebrato lo stabilimento delle relazioni diplomatiche con Grenada. Nel corso delle prossime settimane mi recherò ad incontrare i Presidenti di El Salvador, Honduras e Panama. Recentemente, in America Centrale, il Sovrano Ordine di Malta è diventato Osservatore Extra-Regionale del Sistema di Integrazione Centroamericana (SICA). Questo nuovo ruolo ci permetterà di partecipare attivamente ai programmi regionali medico e sociali, e di intervenire in modo efficace in seguito a calamità naturali.
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Lo scopo del World Humanitarian Summit lanciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che avrà luogo a Istanbul nel mese di maggio, è di riformare il sistema degli aiuti umanitari. Alle Nazioni Unite a Ginevra lo scorso maggio abbiamo organizzato un simposio ‘Religioni Insieme per l’Azione Umanitaria’. Lo scopo: sottolineare che i valori di spiritualità, quando sono rappresentati da un’istituzione umanitaria, possono dare un potente impulso alla lotta contro la povertà, le malattie e la guerra. Un risultato importante è stata la decisione del Segretariato delle Nazioni Unite di organizzare un evento collaterale durante le Global Consultations del World Humanitarian Summit, che si sono svolte a ottobre a Ginevra, alle quali hanno partecipato numerose organizzazioni religiose per discutere le tematiche sollevate nel nostro simposio. Ciò ha creato un forte slancio alle Nazioni Unite, al punto che nel corso del Summit di Istanbul è attualmente in fase di elaborazione un evento speciale sul ruolo delle religioni e delle Organizzazioni e Istituzioni di Ispirazione Religiosa nel campo degli aiuti umanitari.
La spinta delle organizzazioni e istituzioni religiose ispirano un’azione altamente motivata, auto-finanziata e politicamente indipendente. L’Ordine di Malta ha una storia di 900 anni di servizio ai bisognosi, chiunque siano e ovunque siano e da qualsiasi luogo provengano. Siamo presenti in 120 paesi di cinque continenti. Le nostre relazioni diplomatiche con 106 nazioni e 30 organizzazioni internazionali è la misura del nostro status internazionale. Qui alla Villa Magistrale, a ottobre, abbiamo organizzato una conferenza fra le due autorità libiche di Tobruk e Tripoli – un evento importante. Erano presenti anche i rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e il Ministero degli Affari Esteri italiano. L’incontro è stato un successo poiché entrambe le delegazioni hanno scoperto che non vi era disaccordo sulle questioni della migrazione. I partecipanti sono stati grati dell’opportunità di esprimere i loro punti di vista e di sottolineare le sfide comuni, come ad esempio l’esplosione della tratta di esseri umani e la necessità di rafforzare le leggi umanitarie nel paese. Questo esempio dimostra come la diplomazia umanitaria possa promuovere il dialogo e la comprensione fra i popoli.
Eccellenze,
gli auguri che rivolgo a voi, alle vostre famiglie e alle nazioni che voi rappresentate così degnamente, si intrecciano con i temi e le speranze del Giubileo della Misericordia, inaugurato solennemente a dicembre da Papa Francesco. Sono orgoglioso del fatto che 2.500 nostri volontari, provenienti da numerosi paesi, offriranno il loro servizio. Nel corso dei prossimi 12 mesi essi saranno in servizio nei nostri posti di primo soccorso a San Pietro e nelle altre tre grandi basiliche romane. Come ha scritto Papa Francesco nella sua Bolla di Indizione per questo Straordinario Anno Santo, la misericordia “è la legge fondamentale che dimora nel cuore di ogni persona (…) il ponte che unisce Dio e l’uomo, aprendo i nostri cuori alla speranza di essere amati per sempre malgrado i nostri peccati”. Da questa prospettiva il Giubileo è un momento speciale per riaffermare in modo forte i valori cristiani. Rappresenta anche un’opportunità per rinnovare il dialogo e la cooperazione fra le religioni, e ora più che mai, con coloro che non credono.
E quindi, cari Ambasciatori, mentre voi portate avanti il vostro impegno nell’ambito di importanti missioni, offro ad ognuno di voi i miei migliori auguri per il 2016, che possa essere ricco di opportunità per lo sviluppo umano e la crescita spirituale.
Fra’ Matthew Festing